EPICURO E LA FORMA NUOVA

"Quand'ero giovane e libero e la mia fantasia non aveva limiti, sognavo di cambiare il mondo.
Diventato più vecchio e più saggio, scoprii che il mondo non sarebbe cambiato, per cui limitai un po' lo sguardo e decisi di cambiare soltanto il mio Paese.
Ma anche questo sembrava immutabile.
Arrivando al crepuscolo della mia vita, in un ultimo tentativo disperato, mi proposi di cambiare soltanto la mia famiglia, le persone più vicine a me, ma ahimé non vollero saperne.
E ora mentre giaccio sul letto di morte, all'improvviso ho capito: se solo avessi cambiato prima me stesso, con l'esempio avrei poi cambiato la mia famiglia.
Con la loro ispirazione e il loro incoraggiamento, sarei stato in grado di migliorare il mio Paese e, chissà, avrei anche potuto cambiare il mondo. "

(Anonimo)
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lunedì 25 luglio 2011

IO VALGO!




Avevo dieci anni quando per la prima volta mi senti dire:
-Devi sapere quanto vali!
In quegli anni era abbastanza facile: c'era la scuola a fartelo capire.
gli amici poi davano il loro apporto per la tua auto stima, ma soprattutto la famiglia, la mia era una famiglia molto larga, e l'approvazione o la disapprovazione arrivava su tutti i campi.
Con l'Università, se non cambiava la valutazione "culturale", aumentava quella dell'approvazione sociale da parte dei "conoscenti", uso proprio "conoscenti" perchè capì quanto era sfruttato il termine amici, discorso lungo e complesso si dovrà riservare a questo termine. Diminuiva in compenso quello familiare, una accettazione rassegnata della tua non conformità e ribellione.
Arrivarono gli anni del lavoro, della produttività, a decidere il tuo valore fu il mercato, sempre meno pesava la famiglia, perchè sempre meno erano i parenti stretti e più agevole scappare da quelli prossimi. Alta era la stima per pochi con i quali dividevi il pane, le poche gioie e le aspettative più recondite come a nutrire il mio io.
Poi la scoperta di essenze a cui non chiedi e non dai, ma che ti rendono vivo attraverso le loro vite, mai finirà il grazie a loro.
Ora finalmente ho una risposta quantitativa al mio valore.
Io so quanto valgo, valgo precisamente 29 denari.
Pagate e vi libero della mia presenza!
Ma non riuscirete a lavarvi le mani!

mercoledì 12 maggio 2010

Voglio un carico di vino


(dal Rubaiyyat) Voglio un carico di vino di rubino, e un libro di versi.
Mi occorre appena lo stretto necessario, e un pezzo di pane. 
Poi io e te seduti in un luogo deserto ...
Questa è una vita superiore al potere d'ogni sultano. 
Non t'affliggere così vanamente, vivi contento, e nell'ingiusta via della tua sorte, vivi con giustizia. Giacche' in conclusione questo mondo è il nulla, pensa di essere il nulla, e libero vivi. 
Per quanto d'ogni lato io volga lo sguardo, scorre nel giardino un rivo di paradiso.
La piana è divenuta un paradiso, non parlare d'inferno!
Siedi qui in paradiso, assieme a un volto di paradiso. Omar Khayyàm

venerdì 7 maggio 2010

Kundalini



UPANISHAD
Ella sgorga dal centro della base
E sale dritta
Fino all’apertura del Brahman
In Lei è l’Energia
Tale un serpente arrotolato su se stesso
Sfavillante come mille folgori,Delicata come una tige di loto.


VANGELO di Filippo, Scritti Gnostici
"Lei, il Santo Soffio, sorveglia ognuno e ha la padronanza di tutti i poteri, sia di quelli
domati come di quelli che non lo sono".




martedì 4 maggio 2010

Il labirinto – Jorge Luis Borges

da "Elogio dell'ombra" (1969)
Traduzione di Francesco Tentori Montalto


Zeus non potrebbe sciogliere le reti

di pietra che mi stringono. Ho scordato

gli uomini che fui; seguo l'odiato

sentiero di monotone pareti

ch'è il mio destino. Dritte gallerie

che si curvano in circoli segreti,

passati che sian gli anni. Parapetti

in cui l'uso dei giorni ha aperto crepe.

Nella pallida polvere decifro

orme temute. L'aria m'ha recato

nei concavi crepuscoli un bramito

o l'eco d'un bramito desolato.

Nell'ombra un Altro so, di cui la sorte

è stancare le lunghe solitudini

che intessono e disfanno questo Ade

e bramare il mio sangue, la mia morte.

Ciascuno cerca l'altro. Fosse almeno

questo l'ultimo giorno dell'attesa.

venerdì 5 marzo 2010

In Ricordo

Pier Paolo Pasolini - Bologna, 5 marzo 1922 – Roma, 2 novembre 1975
.

“Contro tutto questo voi non dovete far altro (io credo) che continuare semplicemente ad essere voi stessi: il che significa ad essere continuamente irriconoscibili. Dimenticate subito i grandi successi: e continuare imperterriti, ostinati, eternamente contrari, a pretendere, a volere, a identificarvi col diverso; a scandalizzare; a bestemmiare.”
(Lettere Luterane, Einaudi, 1975)

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La rivoluzione si fa tra la gente, non dai pulpiti.



giovedì 18 febbraio 2010

Onogorojima?

YONAGUNI













Se non sono naturali sono state fatte da più di 10.000 anni.

martedì 22 dicembre 2009

Non fare




Sia il fare che il suo opposto il non fare sono le basi della vita.
Ogni essere vivente fa o non fa.
Ma per assurdo il non fare è più difficile del fare, presenta indubbie difficoltà.
La scelta del non fare deve essere ponderata e dopo attenta analisi messa in pratica non estrema decisione.
Difficilmente si riesce a non fare, per lo più il nostro non fare si trasforma in fare l'opposto, ma è sempre fare.
Quando si decide di attuare il non fare si attua una scelta individuale.
Io scelgo un luogo di energia, cioè un luogo in cui il mio essere riceva benessere.
L'ultimo era accanto ad una chiesetta su una collina con vista sul mare. I miei occhi spaziavano dalla costa frastagliata alle rovine greche con immancabile teatro.
Li mi sedetti poggiai la schiena al tronco benevolo di un ciliegio e respirando tranquillamente mi concentrai su questa unica azione.
Respirare.
L'aria l'elemento meno tangibile ma il più vitale.
La mia concentrazione era difficoltosa poiché i ricordi del mondo mi continuavano ad assillare.
Ma alla fine la materialità del mondo decise di allentare la sua presa su di me.
Ed allora ogni respiro era il nutrimento per il mio essere ero veramente vivo ero io e solo io.

domenica 20 dicembre 2009

L'Essere




Sono seduto nell'orto.
Sotto l'albero del fico.
Noto che ogni volta che mi viene voglia di scrivere sono stimolato dalle fronde di un albero e forse lo stato d'animo che provo è anche causato dal tipo, qui servirebbe una specialista di piante per poter verificare se la quercia ti porta a sensazioni diverse da quelle di un fico, o di un ulivo.
Il fico mi ricorda mia madre.
L'ho conosciuta poco, morì dopo che nacque mia sorella; ancora ricordo quando mi pettinava i capelli e poi mi dava una carezza sul collo.
L'orto è nella veste invernale anche se la giornata è luminosissima, la terra mi dice che sta per entrare nel riposo invernale. So che per il mio amico questo sarebbe il periodo migliore per godersi con calma le singole piante, gli spazi che vengono ridistribuiti mentalmente per la primavera prossima. Mi ha spiegato che non è bene mettere la stessa cultura nello stesso posto dell'anno prima, che bisogna anche sentire il terreno e immedesimarsi nella pianta che vuoi far nascere per capire se il luogo è quello che più l'aggrada.
Mi sforzo ad immedesimarmi in una pianta di pomodoro.. ma alla fine mi viene da sorridere pensando all'insalata con le cipolle e le olive.
Non ho la sua sensibilità ma ho piacere di come mi hai dato le sensazioni di questo tuo talento.
Ed ecco il mio nuovo amico arrivare si posa sul ramo alla mia destra e mi guarda, sa che ora tirerò fuori la fetta di pane portata per lui.
Appena lancio le molliche si avventa e gli altri uccelli si fanno coraggio e seguono il suo esempio.
A dire il vero non so se sia un lui o una lei, non conosco questi uccelli, a dire il vero non so di che specie si tratta, a dire il vero non so se sia questa una cosa importante.
L'importante è che ci sia, per lui l'importante è attraversare l'inverno.
L'erba ai miei piedi è di un verde scuro, scricchiola sotto i piedi, proprio loro sono quelli che riconoscono e mi trasmettono l'essenza dell'elemento di cui volevo parlare.
La terra.
Essa rappresenta la realtà, il vero in tutti i suoi aspetti di bene e male, su di essa si basa tutto il nostro presente e solo con lei puoi esprimere l'esistenza.

venerdì 18 dicembre 2009

Indi?... i Koan (1)


« Verum, sine mendacio certum et verissimum,

quod est inferius, est sicut quod est superius, et quod est superius, est sicut quod est inferius: ad perpetranda miracula rei unius. Et sicut omnes res fuerunt ab uno, mediatione unius; sic omnes res natae fuerunt ab hac una re, adaptatione. Pater eius est sol, mater eius luna; portauit illud ventus in ventre suo: nutrix eius terra est. Pater omnis telesmi totius mundi est hic. Vis eius integra est, si versa fuerit in terram. Separabis terram ab igne, subtile a spisso, suaviter cum magno ingenio. Ascendit a terra in coelum, iterumque descendit in terram, et recipit vim superiorum et inferiorum. Sic habebis gloriam totius mundi. Ideo fugiat a te omnis obscuritas. Hic est totius fortitudinis fortitudo fortis; quia vincet omnem rem subtilem, omnemque solidam penetrabit. Sic mundus creatus est. Hinc erunt adaptationes mirabiles, quarum modus hic est. Itaque vocatus sum Hermes Trismegistus, habens tres partes philosophiæ totius mundi.

Completum est quod dixi de operatione solis. »

A chiese a B

Con quale dito il saggio indica il nulla?