EPICURO E LA FORMA NUOVA

"Quand'ero giovane e libero e la mia fantasia non aveva limiti, sognavo di cambiare il mondo.
Diventato più vecchio e più saggio, scoprii che il mondo non sarebbe cambiato, per cui limitai un po' lo sguardo e decisi di cambiare soltanto il mio Paese.
Ma anche questo sembrava immutabile.
Arrivando al crepuscolo della mia vita, in un ultimo tentativo disperato, mi proposi di cambiare soltanto la mia famiglia, le persone più vicine a me, ma ahimé non vollero saperne.
E ora mentre giaccio sul letto di morte, all'improvviso ho capito: se solo avessi cambiato prima me stesso, con l'esempio avrei poi cambiato la mia famiglia.
Con la loro ispirazione e il loro incoraggiamento, sarei stato in grado di migliorare il mio Paese e, chissà, avrei anche potuto cambiare il mondo. "

(Anonimo)
Visualizzazione post con etichetta metamorfosi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta metamorfosi. Mostra tutti i post

mercoledì 27 maggio 2026

Come le IA immaginano gli alieni


Pianeta con tre volte la gravità terrestre



 



Per allontanarmi radicalmente dalla biologia terrestre e dalla simmetria bilaterale (tipica di insetti e aracnidi), ho concepito questa creatura basandomi su principi morfologici alieni e sulle estreme necessità fisiche del suo pianeta.

Spiegazione del Design Astrobiologico:

  1. Assenza di Simmetria Bilaterale: A differenza delle creature terrestri che hanno una destra e una sinistra speculari, questo alieno è costruito attorno a un principio di crescita radiale-irregolare. Non ha un "fronte" o un "retro" definiti, ma si espande in direzioni multiple, rendendolo funzionalmente efficiente in qualsiasi orientamento e rompendo ogni schema visivo familiare.

  2. Struttura Corporea e Gravità: Vivendo in un ambiente con una gravità tripla, la forma "a bassa silhouette" del precedente design non era sufficiente. Questa creatura ha un corpo centrale massiccio e denso, simile a una colata lavica solidificata, che abbassa drasticamente il baricentro per una stabilità assoluta.

  3. Sistema di Locomozione Radiale: Invece di zampe articolate (troppo simili ad artropodi), utilizza tre appendici colonnari massicce e asimmetriche disposte radialmente. Questi arti non terminano con zampe, ma con basi larghe e fuse che distribuiscono l'enorme peso del corpo e si muovono più come pistoni idraulici o muscoli idostatici che come leve ossee.

  4. Integrazione Minerale/Biologica: Per sostenere il proprio peso e resistere all'atmosfera corrosiva visibile nello sfondo, l'alieno non ha un semplice esoscheletro, ma una bio-armatura composta da composti silicei e metallici fusi. La sua superficie è indistinguibile dalle formazioni rocciose circostanti, fondendo la biologia con la geologia.

  5. Organi Sensoriali non Cefalizzati: Non c'è una "testa". Invece di occhi riconoscibili, la creatura percepisce l'ambiente attraverso fessure bioluminescenti irregolari e formazioni cristalline che captano vibrazioni e segnali chimici, distribuite lungo tutto il perimetro del corpo centrale. Questo elimina il punto debole di un collo o di un cranio.


Pianeta con 1/2 della gravità terrestre









giovedì 16 marzo 2023

Nephilengys malabarensis



La Nephilengys malabarensis è un ragno che appartiene alla famiglia Nephilidae ed è comune nel Sud-Est asiatico. Questo ragno è noto per la sua architettura unica delle ragnatele e il comportamento riproduttivo complesso.

La Nephilengys malabarensis ha una morfologia distintiva che la differenzia dalle altre specie di ragni della stessa famiglia. Le femmine hanno un addome lungo e sottile, mentre il cefalotorace è più largo che lungo. I maschi sono più piccoli delle femmine e hanno zampe più lunghe in relazione alla loro dimensione corporea.





Ma la caratteristica più interessante di questo ragno è la sua ragnatela unica. Le femmine costruiscono ragnatele asimmetriche a forma di raggi, con un mozzo centrale che si estende in lunghezza in modo da formare un'ampia zona di cattura delle prede. Le ragnatele della Nephilengys malabarensis sono anche uniche per la loro struttura a raggi irregolari che non sono perfettamente allineati.

La Nephilengys malabarensis è anche nota per il suo comportamento riproduttivo complesso. I maschi producono suoni stridulanti battendo le zampe anteriori contro il cefalotorace e vibrando l'addome per attirare l'attenzione delle femmine. Questo comportamento viene esibito solo durante la stagione degli accoppiamenti, il che lo rende ancora più interessante.

Sebbene questa specie di ragno sia innocua per gli esseri umani, può essere importante per l'ecosistema in cui vive. La Nephilengys malabarensis è un predatore efficace di insetti, contribuendo al controllo della popolazione degli stessi.

In sintesi, la Nephilengys malabarensis è un ragno unico e interessante che ha molte caratteristiche sorprendenti, dalla sua ragnatela asimmetrica ai suoi comportamenti riproduttivi complessi. Se ti trovi in una zona dove vive questa specie, ti consigliamo di osservarla con attenzione e apprezzare la sua bellezza e unicità.

mercoledì 22 febbraio 2023

Pantheon degli dei siciliani


Aci e Galatea di Claude Lorrain (1600-1682) Gemäldegalerie, Dresden

La Sicilia è stata abitata fin dall'antichità da molte popolazioni differenti, ognuna delle quali ha portato con sé la propria cultura e la propria religione. Tra le tante divinità adorate dai siciliani, ci sono diverse figure che rappresentano la spiritualità e il mistero della vita. 

Il pantheon degli dei siciliani è molto ampio e variegato, e presenta molte figure differenti. Tra le divinità più importanti, troviamo Adrano, dio del fuoco e della guerra, venerato soprattutto nell'area dell'Etna, e la dea Astarte, associata alla fertilità e alla sessualità. Altri dei importanti sono Demetra, divinità della terra e della fertilità, e il dio Nettuno, che rappresenta il mare e il potere delle acque.

Un'altra figura importante è la dea Tanit, divinità protettrice della città di Cartagine, che aveva conquistato gran parte della Sicilia. Tanit era anche associata alla fertilità e alla guarigione, e veniva spesso raffigurata con serpenti, simbolo di potere e di conoscenza.

Tra i miti e le leggende più conosciuti degli dei siciliani, troviamo quello di Persefone, rapita dal dio degli inferi Hades mentre raccoglieva fiori. La madre di Persefone, Demetra, disperata per la scomparsa della figlia, fece sì che la terra diventasse sterile, causando una grande carestia. Zeus intervenne allora per porre fine alla situazione, chiedendo a Hades di restituire Persefone alla madre. Ma, avendo già mangiato il frutto dell'albero della conoscenza, Persefone dovette passare metà dell'anno con Hades nel regno degli inferi, e metà dell'anno con la madre sulla terra.

Un altro mito molto conosciuto è quello di Crono, che si ribellò contro suo padre Urano per ottenere il potere supremo. Dopo aver sconfitto il padre, Crono divenne il re degli dei, ma temendo di essere rovesciato da uno dei suoi figli, divorò tutti i suoi eredi appena nati. Solo Zeus riuscì a sfuggire alla morte, e una volta adulto sconfisse il padre e divenne il nuovo re degli dei.

E non ultimo Aci e Galatea, la cui storia si svolge in Sicilia. Secondo la leggenda, Aci era un giovane pastore di grande bellezza, mentre Galatea era una ninfa del mare, figlia di Nereo e Doride. I due si innamorarono perdutamente l'uno dell'altra, ma il ciclope Polifemo, anch'egli innamorato di Galatea, provò gelosia e uccise Aci con una grossa pietra.

Galatea, disperata per la morte del suo amato, chiese aiuto a Nereo, il padre, che trasformò il giovane pastore in un fiume che ancora oggi porta il suo nome, l'Aci. Galatea, in segno di amore e di dolore, volle rendere omaggio al suo amato, e così creò un rifugio per lui nel mare, in cui l'acqua dolce del fiume Aci si unisce all'acqua salata del mare.

Inoltre, la storia di Aci e Galatea è un esempio del forte legame che esiste tra la cultura greca e quella siciliana, evidenziando ancora una volta come la Sicilia sia stata da sempre un crocevia di culture e di influenze.

giovedì 22 dicembre 2011

Eurinome



Dal Caos, dalla voragine del nulla e del tutto usci Eurinome e cominciò l'ordine, che scaturiva dalla sua voglia di danzare o danzando portò l'ordine. Mise in alto il cielo e in basso il mare separandoli e danzando sulle onde afferrò il vento che tra le sue mani si trasformo nel serpente Ofione. Il desiderio prese Ofione che cinse Eurinome tra le sue possenti spire, che dopo l'amplesso, per liberarsi dalla stretta di Ofione, si tramutò in colomba. Eurinome depose l'Uovo Cosmico su cui Ofione si arrotolò sette volte su ordine della Dea. Covato e protetto da Ofione dall'Uovo nacquero tutte le cose: i pianeti, le stelle, la terra con i monti, i fiumi, gli alberi e tutte le creature viventi.
La coppia genitrice si stabilì nel monte Olimpo ma ecco che un nuovo sentimento prese Ofione, la superbia. Si vantò di essere lui il principio di tutto e fu punito con un calcio in bocca che gli ruppe tutti i denti e fu esiliato nelle sottosuolo.
Eurinome creò poi i Titani a protezione dei sette pianeti
 il Sole ebbe Tia e Iperione; la Luna Febe e Atlante; Marte Dione e Crio; Mercurio Meti e Ceo; Giove Temi ed Eurimedonte; Venere Teti e Oceano e a Saturno Rea e Crono.

(…) Cantava come la terra e il cielo e il mare, che un tempo
erano fusi insieme in un’unica forma,
furono gli uni divisi dagli altri a motivo della funesta discordia,
come nel cielo le stelle, e il percorso della luna e del sole,
abbiano un segno sempre fissato, e come sorsero i monti
e come nacquero i fiumi sonori, assieme alle Ninfe,
e gli animali. Cantava come all’inizio Ofione ed Eurinome,
figlia d’Oceano, ebbero la signoria dell’Olimpo
nevoso, e come, vinti dalla violenza, cedettero
il proprio potere Eurinome a Rea e a Crono Ofione,
e precipitarono dentro le acque d’Oceano.
(Apollonio Rodio, Argonautiche, I, 496-506)

martedì 31 maggio 2011

Pitone

Benvenuti Pietro
Apollo vincitore del serpente Pitone, c. 1813
Olio su tavola
252 x 176 cm

Pitone, seguendo gli ordini di Era, perseguitò Leto, la madre di Apollo e Artemide, Diana per i Latini, per impedirgli di partorire i frutto dell'amore di Zeus.
Per queste sofferenze che la madre dovette subire, Apollo, appena riconobbe di poterlo affrontare, si recò nella caverna del monte Parnaso in cui viveva il mostruoso serpente.
Usando una torcia per stanarlo, il fuoco sacro, lo colpì con le sue frecce uccidendolo, arco e frecce sono gli strumenti dell'intelletto.
La caverna del serpente divenne la sede del più famoso oracolo del mondo antico, l'oracolo di Delfi.
Dalle crepe del terreno fuoriuscivano i vapori che permettevano alla Pizia seduta sul tripode, di profetizzare con sconnesse parole che dovevano poi essere interpretate.
Ecco che la morte del serpente segna il momento in cui si apre per l'uomo la possibilità di conoscere il futuro e tutto grazie al fuoco e alla raziocinio.

martedì 22 febbraio 2011

PER IL MIO PROFETA MUTO


"Due strade divergevano in un bosco d'autunno
e spiacente di non poterle percorrere entrambe,
essendo uno solo, mi fermai a lungo
e guardai, per quanto possibile, in fondo alla prima,
verso dove svoltava, in mezzo agli arbusti.
Poi presi l'altra, anch'essa discreta,
forse con pretese migliori, perché era erbosa e meno segnata
sebbene in realtà le tracce fossero uguali in entrambe le strade.
Ed entrambe quella mattina erano ricoperte di foglie
che nessun passo aveva annerito.
Tenni la prima per un altro giorno,
anche se, sapendo che una strada porta verso un'altra strada,
dubitai di poter mai tornare indietro.
Racconterò questo con un sospiro
Tra anni e anni:
due strade divergevano in un bosco e io,
io presi la meno battuta.

Questo ha fatto la differenza.

(Robert Frost, "La strada non presa")

domenica 16 gennaio 2011

venerdì 24 dicembre 2010

"Se proprio devi odiarmi" di W. Shakespeare (poesia)




Se proprio devi odiarmi
fallo ora,
ora che il mondo è intento
a contrastare ciò che faccio,
unisciti all'ostilità della fortuna,
piegami
non essere l'ultimo colpo
che arriva all'improvviso
Ah quando il mio cuore
avrà superato questa tristezza.
Non essere la retroguardia di un dolore ormai vinto
non far seguire ad una notte ventosa
un piovoso mattino
non far indugiare un rigetto già deciso.
Se vuoi lasciarmi
non lasciarmi per ultimo
qunado altri dolori meschini
avran fatto il loro danno
ma vieni per primo
così che io assaggi fin dall'inizio
il peggio della forza del destino
e le altri dolenti note
che ora sembrano dolenti
smetteranno di esserlo
di fronte la tua perdita.

(Shakespeare )

venerdì 10 dicembre 2010

IL VENTO CI PORTERA' VIA (poesia)



Dentro la mia notte, così breve, così impetuosa
il vento e le foglie si ritrovano
La mia notte è breve e piena di un'angoscia devastatrice.
Alla disperazione sono abituata
Ascolta, senti il frusciar delle tenebre?
Io guardo meravigliata questa felicità
Ascolta, senti il frusciar dell'oscurità?
Ora, nella notte, qualcosa sta passando,
e la luna rossa è in allarme.
Su questo letto,
che ogni momento rischia di cadere
le nuvole, come un popolo in lutto,
attendono il momento della pioggia.
Un momento e subito dopo... nulla più.
Dietro questa finestra
la notte trema e la terra smette di girare.
Oltre la finestra, un estraneo si preoccupa di me e di te.
Oh corpo rigoglioso...le tue mani come un ardente ricordo,
si posano tra le mie (mani) innamorate.
E le tue labbra, come una sensazione calda di vita,
accarezzano le mie labbra innamorate.

Il vento ci porterà via.


(Forugh Farrokhzad)

lunedì 6 dicembre 2010

Torre del filosofo




Prodromo della storia naturale generale e comparata d'Italia
Di Francesco Constantino Marmocchi

..(407)

Ma l'esistenza stessa della Torre del Filosofo fornisce

una prova anche più irrefragabile dell'eccessiva lentezza con cui questi prodotti si accumulano sulle parti elevate del groppo vulcanico. Il nome di questo piccolo edifizio deriva, secondo una vecchia tradizione siciliana, dall'essere stato abitato da Empedocle, quando questo filosofo speculava, studiava assiduamente l'Etna. Più tardi però, i dotti giudicarono fosse un tempietto dai pagani sacrato a Vulcano: e oggi gli antiquari son divisi nell'opinione circa l'oggetto di questo edifizio, sendochè alcuni lo considerano una tomba ed alcuni un belvedere, costrutto per vaghezza dall'imperatore Adriano, quando, viaggiando per le Provincie del romano impero, salì sull'Etna. — In qualunque modo è certo, che questo edifizio è d'origine antica. Una descrizione curiosa e precisa di esso la fece il canonico Recupero nel 1769: sebbene la Torre del Filosofo fosse già nelle parti superiori diroccata, pure mostravasi allora molto più intera di quello che oggi non veggasi ; poichè l'edilizio è quasi fino alla base demolito, non già per opera del tempo, nè per l'azione degli elementi, ma sì per opera dei montanari dell' Etna, che credono, che nella Torre del Filosofo sieno ascosi tesori d'oro e d'argento (1).

Queste rovine, comecchè informi, pur sono ancora riconoscibili; e l'origine antica de'materiali onde compongonsi non pare potersi revocare in dubbio. Secondo misure esattissime prese da Mario Gemmellaro di Nicolosi, in sul cominciare del secolo corrente (nel 1807), pare che a quell'epoca il piano dell'edifizio fosse coperto da uno strato di materiali alto meno di due metri; strato prodotto dalle piogge delle ceneri e dei lapilli emanati dal cratere

(1) Storia naturale e generale dell' Etna del Canonico Recupero: Tomo 1. — Vedi anche le Annotazioni fatte a quest'opera da Agatino Recupero, nella ediz. del 1815. ( Nota 50 del Tomo 1.)

dell'Etna, dall'epoca della sua costruzione, antica non meno di 1500 anni e forse 2000: lo che suppone un medio elevarsi del Piano del Lago, per effetto delle materie vulcaniche che vi piovono sopra, di appena un millimetro per anno (1). ,

Le dotte indagini del Girard, membro dell' accademia delle scienze, ed uno dei sapienti illustri che accompagnarono l'esercito francese nella gloriosa spedizione d'Egitto, provarono: che il medio elevarsi del suolo della valle del Nilo, per effetto dell' annuo deposito lasciato dalle acque torbe del fiume nelle sue periodiche piene, è di 1 metro e 260 millimetri in mille anni; vale a dire di 1 millimetro e 26 centesimi di millimetro per anno. Laonde il Nilo lavora con maggiore efficacia a seppellire sotto le sue alluvioni i monumenti di Tebe e di Memfi, di quello che l'Etna non faccia per seppellire sotto le sue deiezioni la Torre del Filosofo!! —

L'importanza di questo fatto per la storia dell'Etna, fu già traveduta dal celebre Brydone, ed esposta in una lettera che scrisse al Faujas, addì 29 maggio 1770 (2), notando, che la porzione dei prodotti delle eruzioni deposta sulle parti elevate della montagna è sì tenue, che non può che menomamente contribuire ad accrescerne T altezza. Ecco adunque una conclusione apertamente opposta all' idea volgare sufi' origine delle montagne vulcaniche, e tuttavia perfettamente conforme a ciò che la storia ci dice circa il modo onde i prodotti delle eruzioni dai tempi più remoti notate ed osservate, si sparsero sulla superficie del groppo dell'Etna. Questi prodotti sgorgando sui fianchi o sulla falda, e riempiendo gli avvallamenti ed estendendo la base del monte, anzichè renderne più eccelsa la cervice non fecero che torre l'apparenza d'altezza alla massa generale del vulcano. Ma, si dirà: occorse fossero -ben numerose e ben ricche di materie quelle eruzioni, per potere, nel periodo principalmente de' terreni terzieri c quadernari, produrre un tanto effetto. Ed in verità, il loro numero ha da esser grandissimo, incominciando dai più remoti tempi di cui si possano trovare le memorie o ne'monumenti della natura o nella storia. Ecco in punta di penna il prospetto di queste eruzioni, estratto dalla Storia critica delle eruzioni dell'Etna, di Giuseppe Alessi di Catania (1).


(1) Elia Di Beaumont. Distriuttions des produits des éruptions modernes sur la surface du mastif de l'Etna.

(2) La citata lettera del Brydone, é inserita alla pag. 61 del1'opera del Faujas De Saint-fond: Histoire naturelle des Volcans.

giovedì 4 novembre 2010

Le nuometamorfosi (1)




Il contesto ed il protesto

Contestare

con - mezzo, strumento
Testis - testimone

Chiamare in testimonio, intimare, opporsi


Protestare

Pro - dinanzi
Tetàri -attestare, denominativo di Testis - testimone

Dichiarare pubblicamente la propria volontà; esprimere solennemente il proprio diritto contro chi l'offende.


Perchè ho cercato l'etimologia di queste due parole?

Forse perchè la prima mi riporta alla mia gioventù, allora era una parola che risuonava in ogni cosa. Era come un  fascio di luce che cercava di mettere in evidenza i lati oscuri delle cose, delle strutture sociali, della misera concezione borghese.
E proprio quella concezione borghese, una volta messa in luce si scopri una vena di vanità che non si sapeva.
Sfruttando la propria vanità il pensiero borghese si ringalluzzì si accrebbe e come un vampiro cominciò a nutrirsi di quella luce che doveva distruggerla, divenne cosi sfacciata di riflettere di rimandare al mittente la luce che la doveva distruggerlo.
E il contestare finì, divenne protesta e la protesta assunse il ruolo del male, la rivoluzione del nuovo si trasformò in controrivoluzione.
I maestri divennero cattivi. E la gioia di cambiare si mutò in sottomissione sociale, la "cultura nuova" fu ingabbiata dalla finanza e nacque la finanza che si crede cultura, l'uomo che distrugge l'uomo si erse come modello.
Ma i maestri non possono essere cattivi, cattivo è chi ingabbia la cultura, chi trasforma la forza vitale in edonismo, chi muta la sostanza in apparenza.
Riprendiamoci la Contestazione ed eliminiamo i ben pensanti, rifiutando tutto ciò che distrugge l'uomo e la sua area di sopravvivenza.

martedì 5 ottobre 2010

Zeusi e Parrasio



Le cinque fanciulle di Crotone da cui Zeusi prese un particolare per
dipingere la sua Elena.
Dipinto di Eleuterio Pagliano

«Si dice che costui (Parrasio) sia venuto in competizione con Zeusi,
il quale presentò un dipinto raffigurante acini d’ uva: erano riusciti
così bene, che alcuni uccelli volarono fin sulla scena [i dipinti
erano di norma esposti in teatro]. Lo stesso Parrasio, a sua volta,
dipinse un drappo, ed era così realistico che Zeusi - insuperbito dal
giudizio degli uccelli - lo sollecitò a rimuoverlo, in modo che si
potesse vedere il quadro. Ma non appena si accorse del suo errore, con
una modestia che rivelava un nobile sentire, Zeusi ammise che il
premio l’ aveva meritato Parrasio. Se infatti Zeusi era stato in grado
di ingannare gli uccelli, Parrasio aveva ingannato lui, un artista».


(Plinio Il Vecchio, Storia Naturale XXXV 65-66)

Plinio ci descrive una competizione pittorica tra due dei più grandi
pittori della Grecia antica: Zeusi e Parrasio.
Zeusi dipinse un affresco con dell'uva di un realismo tale da
ingannare anche gli uccelli che tentavano di beccarla. Sicuro della
vittoria invitò Parrasio a far vedere ai giudici la sua opera. Ma
quello che credeva il telo che copriva l'opera era l'opera stessa e
ciò decretò la sua sconfitta.
Questa può essere la nascita del Trompe l’oeil!

lunedì 27 settembre 2010

Uroboro



Quando vogliono scrivere il Mondo, pingono un Serpente che divora la sua coda, figurato di varie squamme, per le quali figurano le Stelle del Mondo. Certamente questo animale è molto grave per la grandezza, si come la terra, è anchora sdruccioloso, perilche è simile all’acqua: e muta ogn’ anno insieme con la vecchiezza la pelle. Per la qual cosa il tempo faccendo ogn’ anno mutamento nel mondo, diviene giovane. Ma perché adopra il suo corpo per il cibo, questo significa tutte le cose, le quali per divina providenza son generate nel Mondo, dovere ritornare in quel medesimo.

mercoledì 21 luglio 2010

RICORDARE

Madre e figlio (Picasso)

« Quando ero piccolo sapevo dipingere come Raffaello, mi ci è voluta però una vita intera
per imparare a disegnare come un bambino »
(P. Picasso)

I ricordi sono così: all'inizio nitidi colorati pieni di sfumature. Poi il tempo e la vita sembra che li cancellino.
Ma non è vero sono sempre dentro di noi nell'angolo più nascosto più segreto, basta chiudere gli occhi.
Non immagini ma solo emozioni.
Quelli sono i ricordi più veri.