EPICURO E LA FORMA NUOVA

"Quand'ero giovane e libero e la mia fantasia non aveva limiti, sognavo di cambiare il mondo.
Diventato più vecchio e più saggio, scoprii che il mondo non sarebbe cambiato, per cui limitai un po' lo sguardo e decisi di cambiare soltanto il mio Paese.
Ma anche questo sembrava immutabile.
Arrivando al crepuscolo della mia vita, in un ultimo tentativo disperato, mi proposi di cambiare soltanto la mia famiglia, le persone più vicine a me, ma ahimé non vollero saperne.
E ora mentre giaccio sul letto di morte, all'improvviso ho capito: se solo avessi cambiato prima me stesso, con l'esempio avrei poi cambiato la mia famiglia.
Con la loro ispirazione e il loro incoraggiamento, sarei stato in grado di migliorare il mio Paese e, chissà, avrei anche potuto cambiare il mondo. "

(Anonimo)
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martedì 6 gennaio 2026

Arte etrusca

  

L’arte etrusca: un ponte fra mondi nel cuore dell’Italia antica

Quando pensiamo all’Italia preromana, la mente corre inevitabilmente alla civiltà etrusca, un popolo affascinante e ancora in parte misterioso che fiorì tra il IX e il I secolo a.C., principalmente nelle regioni della Toscana, dell’Umbria occidentale e del Lazio settentrionale. La loro arte, in particolare, costituisce una testimonianza vivida e potente di una cultura autonoma, ricca e sofisticata, che seppe assorbire e rielaborare influenze esterne (soprattutto greche e orientali) per creare un linguaggio artistico unico e profondamente legato alla loro visione del mondo. L’arte etrusca non è solo un capitolo della storia dell’arte, ma una chiave per comprendere una civiltà la cui eredità confluirà, in modi spesso fondamentali, in quella romana e che ancora riuscirà a stupirci per tanti aspetti ancora irrisolti.

Il contesto spirituale: un’arte per la vita nell’Aldilà
A differenza dell’arte greca, spesso votata all’idealizzazione della forma umana in sé, l’arte etrusca è profondamente funzionale al contesto religioso e funerario. Gli Etruschi possedevano una concezione della morte e dell’Aldilà molto vitale e concretezza: il defunto continuava a “vivere” in una sorta di mondo parallelo. Di conseguenza, l’arte fiorisce soprattutto nelle necropoli, città dei morti speculari a quelle dei vivi. L’architettura funeraria, dalle semplici tombe a fossa alle maestose tombe a tumulo (come quelle di Cerveteri) e alle ipogee scavate nella roccia (come nelle necropoli di Tarquinia e Norchia), riproduce internamente ambienti domestici, con soffitti a travi, colonne, letti e sedili. Questo non è semplice realismo, ma una magia simpatica: garantire al defunto un habitat familiare per l’eternità. MI piace vedere tutto questo non come una rassegnazione alla morte ma come un desiderio di vita che li proietta verso il futuro contro ogni logica dell’esistenza.

Tomba a tumulo (Necropoli della Banditaccia di Cerveteri)

La pittura: un affresco di vita e di rito

È nella pittura funeraria che il genio etrusco si esprime con maggiore immediatezza e forza narrativa. Le pareti delle tombe di Tarquinia (come la Tomba dei Leopardi, degli Auguri, della Caccia e della Pesca) offrono un affresco straordinario della società etrusca. Le scene sono caratterizzate da un realismo vitale e gioioso: banchetti sontuosi, danze, giochi atletici, competizioni, scene di caccia e pesca; un vero inno alla vita che innalza i ricordi, gli amori, le scene familiari a fotogrammi di infinita eternità. Le figure, stilisticamente influenzate dalla pittura vascolare greca (periodo arcaico), se ne distaccano per la maggiore spontaneità del gesto, l’espressività dei volti, spesso sorridenti, e l’uso audace del colore. Non c’è la ricerca della proporzione matematica greca, ma piuttosto un’energia narrativa che comunica il piacere della vita, celebrato anche nel passaggio alla morte. Le figure danzano in uno spazio privo di profondità prospettica, ma carico di movimento ritmico.

Tomba dei Leopardi a Tarquinia

La scultura: dalla terracotta al bronzo, tra sacro e quotidiano

La scultura etrusca utilizza prevalentemente materiali “poveri” ma duttili come la terracotta, e materiali pregiati come il bronzo. In architettura, spiccano gli acroteri (elementi decorativi e protettivi realizzati prevalentemente in terracotta coroplastica, collocati sulla sommità dei tetti di templi e palazzi nobiliari) e le grandi statue fittili che decoravano i tetti dei templi (completamente diversi da quelli greci, con un alto podio e cella tripartita). Capolavori come il “Sarcofago degli Sposi” (da Cerveteri, oggi al Museo di Villa Giulia a Roma) incarnano l’essenza dell’arte etrusca: la coppia di coniugi è ritratta semi-reclinata in un gesto di intimità conviviale, con i volti pervasi dal celebre “sorriso arcaico” etrusco, una espressione serena e vitale. La terracotta policroma cattura un momento di affetto e uguaglianza sociale (la donna è ritratta alla pari dell’uomo) unico nel mondo antico.

Sarcofago degli Sposi


Nel campo della scultura bronzea, oltre alle celebri statue votive, gli Etruschi produssero capolavori di straordinaria potenza espressiva, come la Chimera di Arezzo (V-IV secolo a.C., Museo Archeologico di Firenze). Questo bronzo, raffigurante il mostro mitologico leonino con la testa di capra sul dorso e la coda a serpente, è un trionfo di abilità tecnica e di immaginario fantastico. La figura, probabilmente parte di un gruppo votivo insieme a un eroe (forse Bellerofonte) che la affrontava, è colta in un momento di feroce tensione: ferita, ringhia mostrando i denti, con il corpo contratto in una posa dinamica e aggressiva. La resa minuziosa dei muscoli, della criniera e delle vene in superficie dimostra una perfetta padronanza della fusione a cera persa e una profonda conoscenza dell'anatomia animale, filtrata tuttavia non attraverso un naturalismo descrittivo, ma attraverso una sensibilità espressionistica che esalta la natura selvaggia e sovrannaturale della creatura. La Chimera incarna perfettamente il gusto etrusco per la narrazione drammatica e per la sintesi tra influenze greche (nel soggetto e nello stile tardo-arcaico) e un'energia primordiale tipicamente italica, risultando una delle icone più evocative e potenti dell'intera produzione artistica etrusca. Ancora più significativa è la statua dell’“Arringatore” (fine III sec. a.C., Museo Archeologico di Firenze), che segna l’assimilazione del realismo romano: è il ritratto veritiero e austero di un magistrato, Aule Meteli, colto nel gesto dell’orazione, lontanissimo dal sorriso idealizzato dei periodi precedenti.

Chimera di Arezzo



Arringatore


L’artigianato: lusso e tecnica

L’arte applicata raggiunge vertici eccezionali. La oreficeria (fibule, diademi, collane in granuli d’oro, tecnica della filigrana e del pulviscolo) mostra una perizia tecnica stupefacente. La ceramica nera e lucida detta “bucchero” è una invenzione originale etrusca, imitante il metallo. I bronzetti votivi e gli specchi incisi rivelano una società ricca, che ama il lusso, la musica e la vita conviviale, con una posizione della donna socialmente elevata.

ceramica nera bucchero




martedì 14 marzo 2023

Il Dodecaedro Romano



Il Dodecaedro Romano è un enigmatico oggetto che ha stuzzicato la curiosità degli archeologi e dei ricercatori per decenni. Si tratta di un piccolo dodecaedro, ovvero un poliedro a dodici facce, di solito realizzato in pietra o bronzo, che si presume risalga all'epoca romana.

Nonostante sia stato scoperto per la prima volta già nel 1739, nei pressi di Nijmegen, nei Paesi Bassi, e successivamente rinvenuto anche in altre parti dell'Europa, il suo scopo rimane ancora oggi sconosciuto. Alcuni esperti lo hanno definito come un semplice oggetto decorativo o un giocattolo, mentre altri ipotizzano che potesse essere utilizzato in ambito religioso o addirittura astronomico.

Il dodecaedro romano è composto da dodici facce pentagonali regolari, tutte uguali tra loro, e ogni faccia è incavata da un foro circolare di dimensioni differenti. La precisione con cui è stato costruito, insieme alla sua geometria perfetta, hanno fatto supporre che l'oggetto fosse stato creato da un artigiano molto abile.

Una delle teorie più accreditate sulla sua funzione, è che il dodecaedro fosse utilizzato come strumento di misura per la distanza tra città romane. Infatti, è stato osservato che i fori circolari presenti sulle facce del dodecaedro hanno diametri differenti, e ciò potrebbe indicare la presenza di un sistema di misurazione basato sulla proiezione di ombre generate dalla luce solare che filtrava attraverso questi fori. Tuttavia, questa teoria è stata messa in discussione da alcuni esperti, poiché la varietà di diametri dei fori non sembra essere coerente con un sistema di misurazione preciso.

Un'altra teoria che circola riguardo al dodecaedro romano è che potesse essere utilizzato in ambito religioso. Infatti, l'oggetto è stato rinvenuto spesso nei pressi di siti archeologici di antiche chiese e luoghi di culto cristiani. Alcuni esperti suggeriscono che potesse essere utilizzato come una sorta di reliquia o oggetto sacro, o addirittura come un'offerta votiva.

Nonostante siano stati rinvenuti numerosi dodecaedri romani nel corso degli anni, nessuno di essi è stato mai trovato durante scavi archeologici, il che rende ancora più difficile determinarne la funzione originale. Ciò ha fatto ipotizzare ad alcuni esperti che potesse essere un oggetto di produzione artigianale, piuttosto che un oggetto di uso comune o di uso ufficiale.

Il mistero del dodecaedro romano rimane ancora oggi irrisolto, ma la sua forma perfetta e il suo design intrigante continuano ad affascinare i ricercatori di tutto il mondo. L'oggetto è diventato un simbolo del passato misterioso dell'antica Roma, e della sua abilità in ambito artistico e artigianale.

domenica 26 febbraio 2023

Architetture bizzarre - L'Hotel Marqués de Riscal a Elciego

 L'Hotel Marqués de Riscal a Elciego è un hotel di lusso situato nella regione spagnola della Rioja Alavesa. Questo hotel è un vero e proprio capolavoro architettonico, progettato dall'architetto canadese Frank Gehry, noto per opere come il Museo Guggenheim di Bilbao.


L'hotel si trova all'interno della tenuta vinicola Marqués de Riscal, fondata nel 1858, e offre viste panoramiche sulle viti circostanti e sul paesaggio collinare della Rioja. La struttura dell'hotel è composta da due edifici distinti: uno in titanio e acciaio, che sembra fluttuare sopra i vigneti, e uno in pietra arenaria.

All'interno dell'hotel si trovano 43 camere e suite, tutte arredate con gusto e dotate di servizi moderni come Wi-Fi gratuito, TV a schermo piatto e minibar. Alcune delle camere offrono anche balconi privati ​​con vista sulla campagna circostante. Gli ospiti dell'hotel possono inoltre usufruire di una vasta gamma di servizi, tra cui una piscina all'aperto, un centro benessere, una palestra e un ristorante premiato con una stella Michelin.

Uno dei principali punti di interesse dell'Hotel Marqués de Riscal è la sua enoteca, che ospita una vasta selezione di vini prodotti all'interno della tenuta vinicola. Gli ospiti possono partecipare a visite guidate della cantina, degustazioni di vino e anche lezioni di cucina, dove possono imparare a preparare piatti tradizionali della regione.

La regione della Rioja Alavesa è conosciuta per i suoi vini di alta qualità e l'Hotel Marqués de Riscal rappresenta un'eccellente base da cui esplorare questa regione vinicola. Gli ospiti possono partecipare a tour delle cantine locali, degustazioni di vino e persino attività all'aria aperta come passeggiate tra le viti o gite in bicicletta.

In sintesi, l'Hotel Marqués de Riscal è un'oasi di lusso e tranquillità situata nella splendida campagna della Rioja Alavesa. Con la sua architettura unica, il suo servizio di alta qualità e la sua enoteca ben fornita, questo hotel è la scelta ideale per i viaggiatori in cerca di una fuga di lusso in uno dei territori vinicoli più belli della Spagna.

https://www.marquesderiscal.com/en/marques-de-riscal-hotel

lunedì 6 aprile 2020

New data on distribution of checkered beetles from Kurdistan Region of Iraq (Coleoptera, Cleridae)




New data on distribution of checkered beetles from Kurdistan Region of Iraq (Coleoptera, Cleridae) 

Clerus mutillaroides Trichodes ephippiger Trichodes ganglbaueri Trichodes inermis - female Trichodes longissimus - male-22,1mm Trichodes olivieri Trichodes pulcherrimus Trichodes reichei Winklerius grandis Necrobia rufipes

Autore Iuri Zappi

Riassunto 
Vengono segnalate 10 specie di coleotteri Cleridae per la Regione del Kurdistan dell'Iraq.
Quattro specie: Trichodes ephippiger Chevrolat, 1874, Trichodes olivieri (Chevrolat, 1843), Winklerius
grandis (Stierlin, 1868) e Necrobia rufipes (De Geer, 1775) sono già note per l'Iraq mentre sei Clerus
mutillaroides Reitter, 1894, Trichodes ganglbaueri Escherich, 1894, Trichodes inermis Reitter, 1894,
Trichodes longissimus (Abeille de Perrin, 1881), Trichodes pulcherrimus Escherich, 1892 e Trichodes
reichei (Mulsant & Rey, 1863) risultano nuove. Per ogni specie sono riportati gli eventuali sinonimi, i
dati di raccolta, l'areale di distribuzione, informazioni sulla biologia ed è fornita una fotografia per una
più agevole identificazione.

Abstract 
Ten species of checkered beetles (Coleoptera, Cleridae) from Kurdistan Region of Iraq are
listed in this paper. Four species: Trichodes ephippiger Chevrolat, 1874, Trichodes olivieri (Chevrolat,
1843), Winklerius grandis (Stierlin, 1868) and Necrobia rufipes (De Geer, 1775) were already known
from Iraq while six Clerus mutillaroides Reitter, 1894, Trichodes ganglbaueri Escherich, 1894,
Trichodes inermis Reitter, 1894, Trichodes longissimus (Abeille de Perrin, 1881), Trichodes
pulcherrimus Escherich, 1892 and Trichodes reichei (Mulsant & Rey, 1863) are recorded from Iraq for
the first time. Synonymies and distribution data are given. All the species are pictured for easy
identification.

Coleoptera, Cleridae, checkered beetle, new record, Kurdistan Region, Iraq.

Clerus mutillaroides 
Trichodes ephippiger
Trichodes ganglbaueri
Trichodes inermis - female 
Trichodes longissimus - male-22,1mm 
Trichodes olivieri 
Trichodes pulcherrimus
Trichodes reichei
Winklerius grandis
Necrobia rufipes

Clerus mutillaroides (by Iuri Zappi)




Trichodes ephippiger (by Iuri Zappi)

Trichodes ganglbaueri (by Iuri Zappi)

Trichodes inermis-female (by Iuri Zappi)

Trichodes longissimus-male-22,1mm (by Iuri Zappi)

Trichodes olivieri (by Iuri Zappi)

Trichodes pulcherrimus (by Iuri Zappi)

Trichodes reichei (by Iuri Zappi)

Winklerius grandis (by Iuri Zappi)

Necrobia rufipes (by Iuri Zappi)

per download dell'articolo dalla Rivista Holotipus


sabato 21 marzo 2020

Medioevo ellenico o periodo geometrico








Medioevo ellenico o periodo geometrico


Quadro storico - Questo periodo richiama un’epoca oscura e decadente, sino alla fine della civiltà micenea e alla conquista territoriale a parte dei dorici.

La nascita della Polis

Nel periodo miceneo il potere reale era quasi assoluto con l’arrivo dei Dori questo potere fu enormemente ridimensionato dalla nuova classe aristocratica formata dalla aristocrazia dorica e micenea amalgamatesi in nuovi rapporti di parentele. 

Il Re, ora chiamato Basiléus, rimase in carica ma con un ruolo rappresentativo, primo degli uguali che governava sotto il controllo delle famiglie aristocratiche
La fine del XI secolo a.c. vede la Grecia suddivisa da tre stirpi:




Periodo Geometrico


I Templi



mercoledì 18 marzo 2020

Arte preellenica


Arte preellenica


Il Principe dei gigli è un famoso affresco minoico realizzato sull'isola greca di Creta attorno al 1550 a.C.


Per arte preellenica si intende essenzialmente la civiltà cretese e micenea.

La civiltà cretese, detta anche minoica dal leggendario re Minosse si sviluppò nell'isola di Creta tra il 2000 e il 1400 a.C.

L’isola di Creta avendo una posizione vantaggiosa era tappa obbligata dei commerci e grazie al clima e al terreno favorevole poté sviluppare l’agricoltura, l’allevamento, la caccia e la pesca.

Si suppone che la religione abbia avuto una risonanza notevole nella cultura principalmente con il culto della Dea Madre e del Toro simbolo del potere Reale aristocratico.

Naturalmente troviamo tutte queste note nell'espressione artistica dei questa civiltà.
Due sono le città simbolo Festo e Cnosso.



Invito alla visione e alla lettura dei link:



http://www.istitutocomprensivobalsorano.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/12/Arte-Cretese-e-Micenea4.pdf


https://heraklionmuseum.gr/?page_id=1406&lang=en

giovedì 28 luglio 2011

Nabta Playa

Duemila anni prima di  'Stonehenge' gli antenati dei faraoni innalzarono dei massi con lo scopo di calcolare quando ci sarebbero state le piogge che permettevano la formazione di un lago stagionale nei pressi.
Siamo proprio nel Tropico del Cancro  e l'assenza di ombre nel solstizio d'estate non poteva non passare inosservata.
E quindi la particolarità del luogo favorì lo studio e la comprensione di fenomeni astrologici. 


da:
http://www.ancient-wisdom.co.uk/egyptnabta.htm
 
Allineamenti - Cinque allineamenti megalitici a Nabta irradiano verso l'esterno da una raccolta centrale di strutture megalitiche. Il cerchio di pietre di piccole contiene quattro serie di lastre verticali, due dei set sono allineati in direzione nord-sud, mentre la seconda coppia di lastre fornisce una linea di vista verso l'orizzonte solstizio d'estate. Un allineamento est-ovest è presente anche tra una struttura megalitica e due megaliti di pietra, che si distinguono circa un miglio lontano. Inoltre ci sono altre due linee geometriche che coinvolge circa una dozzina di monumenti ulteriori pietra che portano sia a nord-est e sud-est dal megalite stesso.

domenica 17 aprile 2011

IL GIARDINO DI BOBOLI


La Fontana del Bacchino si trova vicino all'ingresso del giardino da Piazza Pitti. Questa curiosa fontana, esemplare dello stile grottesco tanto in voga nei giardini del periodo tra Cinque e Seicento, è costituita da una statua realizzata dallo scultore italiano Valerio Cigoli (1529-1599) che ritrasse il nano di corte di Cosimo I nudo e a cavallo di una tartaruga. (Come ogni donna toscana non mi sono astenuta dal toccare le p... e del Bacchino, si dice che porti fortuna!)

lunedì 15 novembre 2010

IL GIOCO DEGLI SCACCHI



Canterò un canto su una battaglia / progettata fin dai giorni lontani e passati / Uomini abili e saggi l'hanno organizzata / su una pianura divisa in otto parti / e ripartita in tanti riquadri. / Due accampamenti si fronteggiano, / ed i re stanno in battaglia / e la lotta è fra loro due. / Rivolta alla guerra è la faccia di ciascuno, / ed ognuno è accampato o si muove. / Tuttavia non si sfoderano spade, / perché la loro è una guerra di pensieri. / (I guerrieri) si riconoscono dai segni / che son sigillati e scritti sui loro corpi; / e colui che li vede, pensa / che siano edomiti ed etiopici / coloro che si combattono. / Le forze etiopiche / invadono il campo di battaglia / e gli edomiti le inseguono. Primo in battaglia, il pedone / viene a combattere sulla strada, / camminando sempre dritto innanzi a sé; / ma se fa un prigioniero, si muove di lato. / Non si allontana della sua strada / e non può mai tornare indietro; / al principio può avanzare / all'interno di tre riquadri. / Se avanzando in battaglia / raggiunge l'ottava fila, / diventa a tutti gli effetti una regina, / e combatte come lei. / La regina volge i suoi passi / dove vuole in ogni senso. / L'elefante (alfiere) avanza o retrocede; / sta di lato, come in agguato; / il suo modo di procedere è simile a quello della regina; / ma essa ha vantaggio su di lui, / perché esso può fare solo tre passi. / Il cavallo è veloce in battaglia, / muovendo su una via contorta; / sui riquadri, tre è il suo limite. / Il vento (torre) muove dritto sul sentiero di guerra/ nel campo, in lungo e in largo, / ma non ricerca vie traverse: / (segue) solo vie dritte, senza perversità. / Il re si muove da ogni parte, / dando aiuto ai suoi sudditi; / è cauto nelle sue azioni, / sia che combatta o che si accampi. / Se il nemico viene a spaventarlo / fugge dal suo posto con terrore, / o il vento (torre) gli dà rifugio. / Talvolta deve fuggire davanti al nemico; / talvolta delle moltitudini l'aiutano; / tutti si uccidono l'un l'altro, / distruggendosi con grande ira. / Uomini forti di entrambi i sovrani / cadono uccisi, ma senza spargimento di sangue. / L'Etiopia talvolta trionfa, / Edom fugge davanti a lei; / talvolta è vittorioso Edom: / L'Etiopia e il suo sovrano / sono sconfitti in battaglia. / Se il re, una volta sconfitto, / cade in potere del nemico, / non gli si fa mai grazia, / non può esser liberato, / né fuggire in una città di rifugio. / Giudicato dai nemici, senza ricatto, / per quanto non ucciso, è perduto. / Le schiere sono distrutte intorno a lui, / Dànno la vita per la sua liberazione. / Schiacciata e svanita è la loro gloria; / tuttavia combattono di nuovo la battaglia, / perché dopo la morte vi è la resurrezione.

( Avrahàm ibn Ezrà)

martedì 5 ottobre 2010

Zeusi e Parrasio



Le cinque fanciulle di Crotone da cui Zeusi prese un particolare per
dipingere la sua Elena.
Dipinto di Eleuterio Pagliano

«Si dice che costui (Parrasio) sia venuto in competizione con Zeusi,
il quale presentò un dipinto raffigurante acini d’ uva: erano riusciti
così bene, che alcuni uccelli volarono fin sulla scena [i dipinti
erano di norma esposti in teatro]. Lo stesso Parrasio, a sua volta,
dipinse un drappo, ed era così realistico che Zeusi - insuperbito dal
giudizio degli uccelli - lo sollecitò a rimuoverlo, in modo che si
potesse vedere il quadro. Ma non appena si accorse del suo errore, con
una modestia che rivelava un nobile sentire, Zeusi ammise che il
premio l’ aveva meritato Parrasio. Se infatti Zeusi era stato in grado
di ingannare gli uccelli, Parrasio aveva ingannato lui, un artista».


(Plinio Il Vecchio, Storia Naturale XXXV 65-66)

Plinio ci descrive una competizione pittorica tra due dei più grandi
pittori della Grecia antica: Zeusi e Parrasio.
Zeusi dipinse un affresco con dell'uva di un realismo tale da
ingannare anche gli uccelli che tentavano di beccarla. Sicuro della
vittoria invitò Parrasio a far vedere ai giudici la sua opera. Ma
quello che credeva il telo che copriva l'opera era l'opera stessa e
ciò decretò la sua sconfitta.
Questa può essere la nascita del Trompe l’oeil!

lunedì 27 settembre 2010

Uroboro



Quando vogliono scrivere il Mondo, pingono un Serpente che divora la sua coda, figurato di varie squamme, per le quali figurano le Stelle del Mondo. Certamente questo animale è molto grave per la grandezza, si come la terra, è anchora sdruccioloso, perilche è simile all’acqua: e muta ogn’ anno insieme con la vecchiezza la pelle. Per la qual cosa il tempo faccendo ogn’ anno mutamento nel mondo, diviene giovane. Ma perché adopra il suo corpo per il cibo, questo significa tutte le cose, le quali per divina providenza son generate nel Mondo, dovere ritornare in quel medesimo.

mercoledì 19 maggio 2010

A E. Sanguineti

Quartina
ti trancio un tetrastico tetro,
due distici è un torpido metro:
così, un verso avanti, uno indietro,
li incido con schegge di vetro:
(E. Sanguineti)


Imitazione, da Catullo
pupilletta delle isole, Sirmione,
e penisole, che in laghetto limpido
o in mare magno reggono i Nettuni,
che gioia, che goduria, a rivederti!
non mi credo a me stesso, io, che ho piantato
Tinia e Bitinia, e ti contemplo in pace:
liquidata ogni rogna, è il supergaudio,
che mi svuoto la testa, che mi scarico,
stanco degli intertours, qui, a casa mia,
stravaccato in quel letto che sognavo:
questo è il vero compenso a tante croci!
bella Sirmione mia, ciao, fammi festa:
fatemi festa, etrusche onde lacustri:
a me, il fou rire più grosso che ci avete!
(Da Poesie fuggitive, di Edoardo Sanguineti)

domenica 2 maggio 2010

LENCI - CERAMICA D'ARREDO 1927/37

Foto by Indi
Dal 23 Marzo al 27 Giugno
Palazzo Madama
Sala del senato
Torino


Una mostra di ceramiche, disegni e gessi della LENCI.

Si possono ammirare le opere di artisti come:
Mario Sturani, Giovanni Grande, Felice Tosalli, Giulio Da Milano, Massimo Quaglino, Claudia Formica, Gigi Chessa, Sandro Vacchetti, Giovanni Riva ecc.
Vi assicuro sono bellissime, una mostra da non perdere


Foto by Indi

mercoledì 7 aprile 2010

Melampo - (Elleboro)


Everdingen, van Cesare
Ninfe offrono vino al giovane Bacco, frutta e fiori
1.670-78
Olio su tela, 162 x 180 cm
Kunstmuseum Düsseldorf im Ehrenhof, Düsseldorf


Melampo
Il suo nome significa "Dal piede nero", ebbe il dono della profezia leggendo dalle viscere degli animali e della guarigione da Apollo, fu il primo ad erigere un tempio a Dionisio, di cui fu promotore del culto.

Aveva un fratello Biante che era innamorato della loro cugina Pero, il padre di lei, Neleo, voleva in cambio della figlia il bestiame del re Filace.
Le mandrie di quel re erano famose per la loro bellezza e prosperità e il re le difendeva gelosamente ed era impensabile rubarle.
L'unica debolezza che aveva il re Filace era il figlio Ificlo, che soffriva di impotenza.
Melampo si fece promettere in cambio della guarigione di Ificlo la mandria, grazie alle arti mediche il giovane generò Podarce. Filace ebbe il bestiame che fu dato a Neleo in cambio di Pero, così riusci a far felice il fratello Biante.

Ma Pero morì giovane.

Avvenne che le tre figlie - Lisippe, Ifinoe e Ifianassa - di Preto, figlio di Abante, che assieme ad Acrisio regnava sull'Argolide, venissero colpite per decreto divino da pazzia, forse una vendetta di Era per i modi sconvenienti di alcuni comportamenti di queste giovani.

Melampo offrì a re Preto di guarire le sue figliuole in cambio di un terzo del suo regno. Preto respinse la richiesta esorbitante.
Ma la pazzia era contagiosa e altre donne del regno si ammalarono. Preto con un regno in crisi chiese l'aiuto di Melampo, ma la richiesta era ora di due terzi di regno. Ma Preto era un uomo scaltro e accettò.
Melampo guarì tutte le donne del regno grazie ad una pianta e il re cedette a Melampo e al fratello Biante due delle sue tre figlie. Melampo ebbe Lisippe, mentre suo fratello ottenne Ifianassa, che in rappresentavano i due terzi del regno da lui richiesto.

La pianta usata era l'Elleboro da allora si usò il detto "aver bisogno dell'Elleboro " per indicare i folli.
Questo fece la ricchezza di Antycira, città nel golfo di Corinto a 20 km da Delfi,
(α πάνω απ'όλα, η πόλη αυτή, ήταν πασίγνωστη στην αρχαιότητα για το φάρμακο κατά της τρέλας,τον ελέβορα. - Ma al di sopra di tutto, questa città era conosciutissima nell'antichità per il rimedio contro la pazzia, l'elleboro -traduzione di Spiridon Tsembertzis) rinomata per la vegetazione ricca di Elleboro, di cui parla anche il poeta latino Orazio.

Anche Eracle fu guarito dalla pazzia proprio grazie a questa pianta.

L’elleboro nero degli antichi Greci è l’Helleborus orientalis Lam. che non cresce in Italia – presente in Grecia, Turchia e Caucaso - ma che è dotato delle stesse proprietà venefiche e farmacologiche delle specie presenti in Italia. Dioscoride fece un’osservazione curiosa: le viti che crescono dove si trovano molti ellebori producono un vino con proprietà purgative.

lunedì 5 aprile 2010

La divina in una delle sue forme


La Divina Commedia
Dante Alighieri; Pietro Fraticelli
Firenze : G. Barbèra, 1877

Dalla mia biblioteca viaggiante

lunedì 29 marzo 2010