EPICURO E LA FORMA NUOVA
Diventato più vecchio e più saggio, scoprii che il mondo non sarebbe cambiato, per cui limitai un po' lo sguardo e decisi di cambiare soltanto il mio Paese.
Ma anche questo sembrava immutabile.
Arrivando al crepuscolo della mia vita, in un ultimo tentativo disperato, mi proposi di cambiare soltanto la mia famiglia, le persone più vicine a me, ma ahimé non vollero saperne.
E ora mentre giaccio sul letto di morte, all'improvviso ho capito: se solo avessi cambiato prima me stesso, con l'esempio avrei poi cambiato la mia famiglia.
Con la loro ispirazione e il loro incoraggiamento, sarei stato in grado di migliorare il mio Paese e, chissà, avrei anche potuto cambiare il mondo. "
(Anonimo)
lunedì 28 dicembre 2009
Cerere e Abànte (Stellio)
Abànte - Figliuolo di Ippotoone, e di Melanina o Melania, che alcuni autori chiamano Metanira: altri dicono che fosse figlio di Celeo e di Meganira. Essendo ancora fanciullo ebbe dispiacere che sua madre avesse accolto nella sua capanna Cerere, la quale andava lo cerca di Proserpina; e nel vedere la dea a bere ingordamente la bevanda che le aveva presentala Meganira, si rise della sua avidità, per cui Cerere irritata da un tale disprezzo lo cangiò in uno stellione o lucertola, gettandogli in dosso il resto della bevanda, da cui ovunque fu tocco restò coperto dì macchie, onde procurò poi sempre di nascondersi alla vista degli uomini. {Ovid. Metani, lib. 5.). Chi uccideva uno di questi animali credessi di fare cosa grata a Cerere. Credesi lo stesso che Stelle, per la qual cosa Linneo ha dato alla lucertola macchiata il nome di Lucerla Stellio.
Tratto da:Dizionario storico-mitologico di tutti i popoli del mondo
sabato 26 dicembre 2009
venerdì 25 dicembre 2009
mercoledì 23 dicembre 2009
PORTA UZEDA

Costruita per volere del Duca di Camastra, don Giuseppe Lanza nel 1695 con lo scopo di di unire l'ex palazzo dei Chierici con il seminario è un vero cavalcavia che forma una porta detta della Marina, poi intitolata al viceré don Francesco Pacco, Duca di Uzeda, che visitò la città per verificare i lavori di ricostruzione dopo il terremoto del 1693. Sopra quell’arco, negli anni che seguirono, a iniziativa del vescovo mons.Salvatore Ventimiglia, vennero costruiti i piani superiori, collegati anch’essi con le due ali del palazzo, e in alto fu eretto un sontuoso fastigio con una nicchia centrale che racchiude un busto di S.Agata che guarda la città e un’iscrizione marmorea: "D.O.M.Sapientiae et bonis artibus-1780" (A Dio ottimo massimo, alla sapienza e alle sue belle arti). Sul balcone che si apre proprio sulla porta dalla parte di Via Etnea c’è un grande stemma del vescovo.
martedì 22 dicembre 2009
Non fare
Sia il fare che il suo opposto il non fare sono le basi della vita.
Ogni essere vivente fa o non fa.
Ma per assurdo il non fare è più difficile del fare, presenta indubbie difficoltà.
La scelta del non fare deve essere ponderata e dopo attenta analisi messa in pratica non estrema decisione.
Difficilmente si riesce a non fare, per lo più il nostro non fare si trasforma in fare l'opposto, ma è sempre fare.
Quando si decide di attuare il non fare si attua una scelta individuale.
Io scelgo un luogo di energia, cioè un luogo in cui il mio essere riceva benessere.
L'ultimo era accanto ad una chiesetta su una collina con vista sul mare. I miei occhi spaziavano dalla costa frastagliata alle rovine greche con immancabile teatro.
Li mi sedetti poggiai la schiena al tronco benevolo di un ciliegio e respirando tranquillamente mi concentrai su questa unica azione.
Respirare.
L'aria l'elemento meno tangibile ma il più vitale.
La mia concentrazione era difficoltosa poiché i ricordi del mondo mi continuavano ad assillare.
Ma alla fine la materialità del mondo decise di allentare la sua presa su di me.
Ed allora ogni respiro era il nutrimento per il mio essere ero veramente vivo ero io e solo io.
lunedì 21 dicembre 2009
Monsù Desiderio- Barra o François?
Una fabbrica dell'onirico nel '600.
Ambientazioni di scene bibliche su notturni architettonici fantastici, un connubio inscindibile tra due scuole provinciali, la Lorenese e la Napoletana.
domenica 20 dicembre 2009
L'Essere
Sono seduto nell'orto.
Sotto l'albero del fico.
Noto che ogni volta che mi viene voglia di scrivere sono stimolato dalle fronde di un albero e forse lo stato d'animo che provo è anche causato dal tipo, qui servirebbe una specialista di piante per poter verificare se la quercia ti porta a sensazioni diverse da quelle di un fico, o di un ulivo.
Il fico mi ricorda mia madre.
L'ho conosciuta poco, morì dopo che nacque mia sorella; ancora ricordo quando mi pettinava i capelli e poi mi dava una carezza sul collo.
L'orto è nella veste invernale anche se la giornata è luminosissima, la terra mi dice che sta per entrare nel riposo invernale. So che per il mio amico questo sarebbe il periodo migliore per godersi con calma le singole piante, gli spazi che vengono ridistribuiti mentalmente per la primavera prossima. Mi ha spiegato che non è bene mettere la stessa cultura nello stesso posto dell'anno prima, che bisogna anche sentire il terreno e immedesimarsi nella pianta che vuoi far nascere per capire se il luogo è quello che più l'aggrada.
Mi sforzo ad immedesimarmi in una pianta di pomodoro.. ma alla fine mi viene da sorridere pensando all'insalata con le cipolle e le olive.
Non ho la sua sensibilità ma ho piacere di come mi hai dato le sensazioni di questo tuo talento.
Ed ecco il mio nuovo amico arrivare si posa sul ramo alla mia destra e mi guarda, sa che ora tirerò fuori la fetta di pane portata per lui.
Appena lancio le molliche si avventa e gli altri uccelli si fanno coraggio e seguono il suo esempio.
A dire il vero non so se sia un lui o una lei, non conosco questi uccelli, a dire il vero non so di che specie si tratta, a dire il vero non so se sia questa una cosa importante.
L'importante è che ci sia, per lui l'importante è attraversare l'inverno.
L'erba ai miei piedi è di un verde scuro, scricchiola sotto i piedi, proprio loro sono quelli che riconoscono e mi trasmettono l'essenza dell'elemento di cui volevo parlare.
La terra.
Essa rappresenta la realtà, il vero in tutti i suoi aspetti di bene e male, su di essa si basa tutto il nostro presente e solo con lei puoi esprimere l'esistenza.
venerdì 18 dicembre 2009
Indi?... i Koan (1)

« Verum, sine mendacio certum et verissimum,
quod est inferius, est sicut quod est superius, et quod est superius, est sicut quod est inferius: ad perpetranda miracula rei unius. Et sicut omnes res fuerunt ab uno, mediatione unius; sic omnes res natae fuerunt ab hac una re, adaptatione. Pater eius est sol, mater eius luna; portauit illud ventus in ventre suo: nutrix eius terra est. Pater omnis telesmi totius mundi est hic. Vis eius integra est, si versa fuerit in terram. Separabis terram ab igne, subtile a spisso, suaviter cum magno ingenio. Ascendit a terra in coelum, iterumque descendit in terram, et recipit vim superiorum et inferiorum. Sic habebis gloriam totius mundi. Ideo fugiat a te omnis obscuritas. Hic est totius fortitudinis fortitudo fortis; quia vincet omnem rem subtilem, omnemque solidam penetrabit. Sic mundus creatus est. Hinc erunt adaptationes mirabiles, quarum modus hic est. Itaque vocatus sum Hermes Trismegistus, habens tres partes philosophiæ totius mundi.
Completum est quod dixi de operatione solis. ».jpg)




