EPICURO E LA FORMA NUOVA

"Quand'ero giovane e libero e la mia fantasia non aveva limiti, sognavo di cambiare il mondo.
Diventato più vecchio e più saggio, scoprii che il mondo non sarebbe cambiato, per cui limitai un po' lo sguardo e decisi di cambiare soltanto il mio Paese.
Ma anche questo sembrava immutabile.
Arrivando al crepuscolo della mia vita, in un ultimo tentativo disperato, mi proposi di cambiare soltanto la mia famiglia, le persone più vicine a me, ma ahimé non vollero saperne.
E ora mentre giaccio sul letto di morte, all'improvviso ho capito: se solo avessi cambiato prima me stesso, con l'esempio avrei poi cambiato la mia famiglia.
Con la loro ispirazione e il loro incoraggiamento, sarei stato in grado di migliorare il mio Paese e, chissà, avrei anche potuto cambiare il mondo. "

(Anonimo)

lunedì 29 dicembre 2008

153



17+1=18, 17+2=19, 17+3=20, 17+4=21, 17+5=22, 17+6= 23, 17+7= 24, 17+8= 25
Brava o bravi?

mercoledì 24 dicembre 2008

TANTI AUGURI

CON QUESTA BELLA IMMAGINE DELLA NATIVITA' DI GIOTTO NELLA CAPPELLA DEGLI SCROVEGNI A PADOVA VI AUGURO UN BUON NATALE E UN FELICE ANNO NUOVO 2009

martedì 16 dicembre 2008

Superfice di Dio


Dio è per definizione in esteso, ma ci è permesso, per la chiarezza del nostro enunciato, attribuirgli un numero qualsiasi, più grande di zero, di dimensioni, benché non ne abbia alcuna, se queste dimensioni spariscono nei due membri delle nostre identità.

Ci accontenteremo di due dimensioni, affinché si rappresentino agevolmente figure di geometria piana su di un foglio di carta.

Simbolicamente Dio si significa tramite un triangolo, ma le tre Persone non devono esserne considerate né come vertici né come lati. Sono le tre altezze di un altro triangolo equilatero circoscritto al tradizionale.
Questa ipotesi è conforme alle rivelazioni di Anne-Catherine Emmerich, che vide la croce (che noi consideriamo come simbolo del Verbo di Dio) in forma d’Y, e la spiega solo per questa ragione fisica, che nessun braccio di lunghezza umana avrebbe potuto essere teso fino ai chiodi dei rami di un Tau.



Dunque, POSTULATO:
Fino a più ampie informazioni e per nostra comodità provvisoria, noi supponiamo Dio in un piano e nella figura simbolica di tre rette eguali, di lunghezza a, aventi origine da uno stesso punto e formando tra di loro angoli di 120 gradi. È dello spazio compreso tra esse, o del triangolo ottenuto congiungendo i tre punti più distanti di queste rette, che noi ci proponiamo di calcolare la superficie.

Sia x la mediana prolungamento di una delle persone a, 2y il lato del triangolo a cui la mediana è perpendicolare, N e P i prolungamenti della retta (a + y) nei due sensi all’infinito (~).

Abbiamo:
x = ~ - N - a - P
Ora
N = ~ - 0
e
P = 0
Da cui
x = ~ - (~ - 0 ) - a - 0 = ~ - ~ + 0 - a - 0
x = - a

D’altra parte, il triangolo rettangolo i cui lati sono a, x e y ci dà
a2 = x2 + y2

Ne deriva, sostituendo a x il suo valore (- a)
a2 = (- a) 2 + y2 = a2 + y2

Da cui
y2 = a2 - a2 = 0
e
y = v0

Dunque la superficie del triangolo equilatero che ha per bisettrice dei suoi angoli le tre rette a sarà
S = y (x + a) = v0 (- a + a)
S = 0 v0.

COROLLARIO. - A prima vista del radicale v0, noi possiamo affermare che la superficie calcolata è al più una linea; in secondo luogo, se noi costruiamo la figura secondo i valori ottenuti per x e y, noi constatiamo:

Che la retta 2y, che sappiamo essere adesso 2v0, ha il suo punto d’intersezione su una delle rette a in senso inverso alla nostra prima ipotesi, poiché x = - a; e che la base del nostro triangolo coincide con il suo vertice;
Che le due rette a fanno con la prima angoli più piccoli almeno di 60°, e anzi non possono incontrare 2v0 se non coincidendo con la prima retta a.


Ciò che è conforme al dogma dell’equivalenza delle tre Persone tra loro e alla loro somma.

Noi possiamo dire che a è una retta che congiunge 0 a ~, e definitivamente Dio:

DEFINIZIONE. – Dio è la più corta distanza da zero all’infinito.

In che senso? Si dirà.

- Noi risponderemo che il Son nome non è Jules, ma Più-e-Meno. E si deve dire: ± Dio è la più corta distanza da 0 a ~, in un senso o nell’altro.

Ciò che è conforme alla credenza nei due principi; ma è più esatto attribuire il segno + al principio della credenza del soggetto.

Ma Dio essendo in esteso non è una linea.
Notiamo in effetti che, dall’identità
~ - 0 - a + a + 0 = ~
la lunghezza a è nulla, a non è una linea, ma un punto.

Pertanto, definitivamente:

DIO È IL PUNTO TANGENTE DI ZERO E DELL’INFINITO.



Alfred Jarry
Gesta e Opinioni del Dottor Faustroll patafisico

giovedì 11 dicembre 2008

Labirinto 2????








“Stellante” grazie al "pensiero folgorante" scagliato da "Colei che fa assumere in cielo" diventa costellazione, la ricompensa per la donna è l’acquisizione del pensiero intuitivo
Grazie a questo l’essere può affrontare l’enigma uno degli strumenti è l’estasi raggiungibile anche con la danza della gru e la soluzione è la scoperta che il mondo è apparenza e che l'unica realtà è la sostanzialità di dio.

mercoledì 10 dicembre 2008

Capricorno







Amaltea, Ninfa bellissima, possedeva il dono dell'eterna giovinezza. In sembianze di capra, nutrì Giove con il suo ricco ed abbondante latte. Possedeva la Cornucopia, splendido corno che dispensava senza mai fine fiori e frutti.

Il nome Amaltea etimologicamente significa "la nutrice", il suo latte è la vita. La sua Cornucopia è simbolo di abbondanza e fertilità.

Continuità della vita, proprio il fatto che viene posto all’inizio dell’inverno rappresenta la sicurezza della continuità come indicazione della prossima primavera.



la morte della magia




la morte della magia

epifanio

S. Epifanio fu senza dubbio un vescovo modello nella cura del gregge affidategli. Quand'era ancora in vita godeva difatti fama di essere "un santo da miracoli". I ricchi gli affidavano volentieri i loro beni affinchè li distribuisse ai poveri. Quando compariva in pubblico, il popolo faceva ressa attorno a lui e cercava di strappare qualche filo delle sue vesti per conservarlo come reliquia.



Questo dottore della Chiesa nacque verso il 315 a Besanduc, non lontano da Eleuteropoli, presso Gaza (Giudea). Sua madre, rimasta vedova, lo allevò con la sorella facendo la tessitrice di lino finché un giudeo, di nome Tritone, straordinariamente ricco, si prese cura di lui e lo lasciò erede di tutti i suoi beni.
Fin dall'infanzia S. Epifanio poté darsi allo studio delle scienze sacre e di cinque lingue: il greco, l'ebraico, il siriaco, il copto ed anche il latino. La sua formazione spirituale subì prima l'influsso del grande solitario di gaza, S. Ilarione (+371), fondatore della vita monastica in Palestina, e poi quella dei monaci di Egitto durante la sua permanenza tra loro. Alcuni gnostici, coi quali venne in relazione, cercarono di attrarlo alle loro dottrine, per mezzo di donne aderenti alla setta, ma il ventenne asceta si sottrasse ai loro raggiri con la fuga.
Quando S. Epifanio fece ritorno in Palestina era oramai ben formato alla vita ascetica. Dopo che fu ordinato sacerdote, trasformò la sua casa in cenobio, nel quale trascorse circa 30 anni della sua vita, divisi tra la direzione dei suoi discepoli, la preghiera e lo studio. Si era certamente acquistato grande reputazione di scienza e di santità se, nel 367, fu nominato vescovo di Costanza (l'antica Salamina), sede metropolitana di Cipro. Ciononostante continuò non solo a governare il suo convento di Eleuteropoli, ma ad essere di esempio a tutti con l'austerità della vita, lo zelo infiammato per la conservazione della fede e l'ardore per la diffusione delle istituzioni monastiche nell'isola.
S. Epifanio fu senza dubbio un vescovo modello nella cura del gregge affidategli. Quand'era ancora in vita godeva difatti fama di essere "un santo da miracoli". I ricchi gli affidavano volentieri i loro beni affinchè li distribuisse ai poveri. Quando compariva in pubblico, il popolo faceva ressa attorno a lui e cercava di strappare qualche filo delle sue vesti per conservarlo come reliquia. Non meraviglia quindi che sia stato l'unico vescovo ortodosso dell'isola che gli ariani non osarono attaccare quando, sostenuti dall'imperatore Valente, nel 371, presero a perseguitare i sostenitori del concilio di Nicea, che aveva definito essere Gesù Cristo, in quanto Dio, consostanziale al Padre. Eppure gli eretici non ebbero nemico più implacabile di lui.
Nei primi anni di episcopato scrisse difatti l'Ancoratus, un compendio cioè di dottrina trinitaria per ancorare bene il cristiano nella sua fede contro gli ariani, e il Panarion o armadio farmaceutico, trattato riguardante 80 eresie, con cui si proponeva di sanare quanti erano stati morsi da serpenti velenosi cioè dagli eretici.
Nel 382 S. Epifanio fece un viaggio a Roma per partecipare al concilio convocato dal papa Damaso per meglio conoscere la situazione della chiesa orientale. Il santo alloggiò presso Paola che, guidata allora da S. Girolamo, faceva parte di quel cenacolo quasi monastico che, sull'Aventino, si radunava nella casa di Marcella per attendere alla preghiera, alla lettura della Bibbia e alle opere di carità. Nel 385 ebbe la consolazione di offrirle ospitalità per dieci giorni a Salamina allorché, vedova, si recava in Palestina con la figlia Eustochio per abbracciare a Betlemme la vita monastica.
E' rimasta celebre la vigorosa lotta ingaggiata da S. Epifanio contro gli errori di Origene, che ingiustamente considerava il padre di tutte le eresie. Il desiderio irrefrenabile di soffocare uno dei principali focolai dell'origenismo lo ricondusse nel 394, verso Pasqua, in Palestina. Nella chiesa della Risurrezione di Gerusalemme, alla presenza del vescovo Giovanni, fautore di Origene, condannò in un discorso pubblico le dottrine dell'alessandrino. Nel grave dissidio coinvolse anche Rufino, monaco del Monte Oliveto. S. Girolamo, che in passato era stato sostenitore di Origene, si schierò dalla parte di S. Epifanie il quale, frattanto, si era separato dalla comunione di Giovanni e, ritiratesi ad Eleuteropoli, si era persino permesso di ordinare prete il fratello minore di S. Girolamo, Paolino, monaco di Betlemme. Alle proteste del vescovo di Gerusalemme, S. Epifanio ritornò a Cipro da dove gli scrisse una lettera senza chiedergli scusa dell'ordinazione fatta su un territorio non dipendente dalla sua giurisdizione, convinto com'era di avere agito per l'utilità della Chiesa.
Qualche anno più tardi, nel 401, l'ambizioso e scaltro Teofìlo, patriarca di Alessandria, diventato improvvisamente antiorigenista, aveva preso a perseguitare i monaci della Nitria, perché sostenitori di Origene. Una parte dei 300 espulsi si rifugiò a Costantinopoli dove S. Giovanni Crisostomo si prese cura di loro. Per questo suo atto di carità fu ritenuto da Teofilo un simpatizzante delle medesime dottrine. Quando S. Epifanio seppe che Teofilo aveva cambiato idea ne trasalì di gioia e, abbindolato da lui, nel 402, partì per Costantinopoli per mettersi in relazione con i nemici del Crisostomo e combatterlo. Il santo patriarca, più moderato e più istruito, in quella contesa gli offerse ospitalità, ma S. Epifanio non solo la rifiutò, ma rigettò ogni comunione con lui. Ad un certo momento però si accorse di essere stato vilmente raggirato. Riconoscendo nel suo modo di agire eccesso di zelo e precipitazione, fece ritorno nella sua isola. Nella traversata morì il 12-5-403. Aveva quasi 90 anni.
S. Agostino ha scritto di lui; "Ben istruito nella dottrina cattolica, egli la seguì nella sua integrità". E S. Giovanni l'elemosiniere: "I più grandi santi si facevano forti del suo esempio per giustificare la loro condotta". I contemporanei ne lodarono unanimemente la santità personale, il carattere strettamente ascetico-monacale e la grande erudizione, prodigiosa per quel tempo, sebbene più estesa che profonda, più farraginosa che digerita.
Dal punto di vista intellettuale difatti egli non è né un teologo, né un pensatore, ma soltanto un erudito, mancante di precisione e di stile. Il suo grande difetto è la prolissità. A differenza dei Padri Cappadoci rifiutò ogni diritto di cittadinanza alla cultura greca nella Chiesa e alla critica storica. Quanto al suo zelo, anch'esso straordinario e sempre sincero, fu sovente male ispirato, incauto, quasi turbolento e per di più viziato da certe grettezze di spirito e ingenuità di pratica. E' nota la sua avversione al culto delle immagini e al loro uso nelle chiese.
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Sac. Guido Pettinati SSP,
I Santi canonizzati del giorno, vol. 5, Udine: ed. Segno, 1991, pp. 181-184.
http://www.edizionisegno.it/