EPICURO E LA FORMA NUOVA

"Quand'ero giovane e libero e la mia fantasia non aveva limiti, sognavo di cambiare il mondo.
Diventato più vecchio e più saggio, scoprii che il mondo non sarebbe cambiato, per cui limitai un po' lo sguardo e decisi di cambiare soltanto il mio Paese.
Ma anche questo sembrava immutabile.
Arrivando al crepuscolo della mia vita, in un ultimo tentativo disperato, mi proposi di cambiare soltanto la mia famiglia, le persone più vicine a me, ma ahimé non vollero saperne.
E ora mentre giaccio sul letto di morte, all'improvviso ho capito: se solo avessi cambiato prima me stesso, con l'esempio avrei poi cambiato la mia famiglia.
Con la loro ispirazione e il loro incoraggiamento, sarei stato in grado di migliorare il mio Paese e, chissà, avrei anche potuto cambiare il mondo. "

(Anonimo)

lunedì 29 marzo 2010

martedì 23 marzo 2010

Dame à la Licorne - lettura in nuovo ordine

La vista

«non c'è alcuna cosa visibile e corporea che non significhi qualcosa di incorporeo e intelligibile»

(Scoto Eriugena)



Tra il 1000 e il 1100 Hugues de Saint-Victor scrisse: «il corpo ha cinque sensi: la vista, l’udito, l’olfatto, il gusto e il tatto, per i quali l’anima si apre in maniera adeguata all’esterno verso le cose visibili e produce tutto ciò che è gradevole, utile e necessario al corpo, così come per la ragione e la contemplazione l’anima si dirige verso il mondo invisibile. L’uomo si compone di una doppia natura, una spirituale e una corporale così è munito di una doppia facoltà cognitiva. All’interno è dotato della ragione, che è orientata alla contemplazione dell’invisibile, all’esterno è dotato della sensibilità che gioisce della contemplazione del mondo visibile. La ragione trova nei beni invisibili il suo frutto e il suo piacere, come la sensibilità scopre nei beni sensibili il gusto al quale è adattato».


L’occhio si dice ch’è la prima porta
Per la qual l’intelletto intende e gusta:
La seconda è l’udir con voce scorta,
Che fa la mente nostra esser robusta:

dal l' "Abram ed Isaac" di Feo Belcari (Firenze, 1410 – 1484)

martedì 9 marzo 2010

Cupido

DÜRER, Albrecht
Cupido ladro di miele
1514
Penna e inchiostro e acquerello su carta,
22 x 31 cm
Kunsthistorisches Museum, Vienna


La mitologia dice che Cupido è figlio di Marte e Venere, dal padre prende la passione per le armi e infatti si trova sempre armato di arco e frecce. Frecce di diverso tipo: d'oro per amori travolgenti e senza scampo per i cuori delle vittime e di piombo per rendere insensibile all'amore provocato nell'altro. Ma avvolte questa divina figura di bimbo faceto e dispettoso si diverte a bendarsi e colpire alla cieca.

Un giorno cerco di rubare il miele alle api e alla reazione di queste nel difendere il loro bene ricevette tante di quelle punture che corse dalla madre chiedendo vendetta. Venere consolando il piccolo gli fece notare che le sue ferite provocavano ben più atroci dolori.

Negli affreschi si moltiplica in miriade di putti e angioletti che G. Brassens descrive in modo mirabile:

Fin dal fondo dei Campi Elisi,
appena essi sentano un Ti amo,
accorrono all'istante per contare i baci.

venerdì 5 marzo 2010

In Ricordo

Pier Paolo Pasolini - Bologna, 5 marzo 1922 – Roma, 2 novembre 1975
.

“Contro tutto questo voi non dovete far altro (io credo) che continuare semplicemente ad essere voi stessi: il che significa ad essere continuamente irriconoscibili. Dimenticate subito i grandi successi: e continuare imperterriti, ostinati, eternamente contrari, a pretendere, a volere, a identificarvi col diverso; a scandalizzare; a bestemmiare.”
(Lettere Luterane, Einaudi, 1975)

^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^
La rivoluzione si fa tra la gente, non dai pulpiti.



martedì 2 marzo 2010

Cerere (primo)

MICHELE PANNONIO
Cerere in Trono
1450-60
Panello, 136,5 x 82 cm
Museum of Fine Arts, Budapest


Cerere ha il significato di colei che ha in sé il principio della crescita dal termine indeuropeo Ker "aguzzo" a punta come il chicco di grano.
Ma in essa c'è proprio l'origine della vita, è la stessa Dea Madre che si ripropone nella veste agricola.
Infatti Cerere completa, nei riti segreti celebrati dalle donne, il cerchio con la morte delle piante che si trasformano in cibo e per estensione alla morte degli esseri umani, che cosi si ricongiungono alla Mater Tellus. L'uccisione di vacche gravide, che avveniva durate l'omonima festività è una corruzione del concetto da attribuire alla volontà dei sacerdoti maschi, che già da millenni si adoperano per distruggere e sottomettere il concetto stesso di Dea Madre.
Infatti la cerimonia avveniva sia sul tempio di Giove erto sul Campidoglio, che nelle singole curie dove si trovava sempre un tempio di Vesta.
Il rito si rifà alla legenda per cui fu il re Numa a istituire questa festa durante una carestia, dopo che l'oracolo di Fauno attribui la distruzione dei campi all'ira di Tellus e per placarla consiglio di sacrificare due vite in una.